Centoc’è, verso la sostenibilità.

Abbiamo immaginato un nuovo modo di vivere, consapevole ed ecologico. Centocelle ha risposto all’appello e da oggi inizia un percorso per diventare una realtà sostenibile, evitando gli sprechi e migliorando la vita dei suoi abitanti.

Tutto questo insieme, dai cittadini per i cittadini.

SOCIAL URBAN NETWORK

A Centocelle è nato un nuovo luogo dove incontrarsi e condividere le proprie idee sul quartiere: si chiama Centoc’è ed è un socia urban living, una piazza virtuale dove i cittadini possono esprimere la propria opinione e confrontarsi su tematiche di rigenerazione urbana e sociale e dove conoscere le iniziative già in atto, attraverso i social network e le tecnologie abilitanti. Benvenuti in un luogo dove ci si ritrova e si cresce insieme, dove vogliamo sviluppare una coscienza di gruppo verso i temi della sostenibilità.

Benvenuti a Centoc’è.

La social community di Centoc’è

Centoc'è

Centoc'è ha condiviso il post di 100celle.

CENTOCELLE È ROMA di Carlo Nobili Na vorta er quartiere era costituito da gente diversa, che arrivava qui da ogni parte d’Italia. Vicina o lontana che fosse ‘sta parte de monno, era comunque n’ artrove. Tutti venivano da ‘n artrove. Quanno ‘sta massa s’è venuta a ritrovà qui in questo grande frullatore che è sempre stata Centocelle, è diventata romana. Perché qui semo romani, nun saremo “fiori trasteverini”, è vero, ma come tutti i romani ciavemo er còre come ‘na capanna puro si semo “signori senza quatrini” o come dice ancora la canzone, semo contenti solo quanno semo in tanti, “più semo e mejo stamo”. ‘Sta cosa ha funzionato assai bene pe’ ‘n sacco de tempo. C’era solidarietà, tutto funzionava come se fosse un piccolissimo centro, nun c’era esclusione. Era ‘na scola de tolleranza e de comprensione reciproche. Nun c’era disciminazione, nun c’era mai stata. Ne le borgate de Roma c’era stata da sempre ‘n’ideologia contraria ar fascismo. Li chiamavano ribelli, in realtà chi stava ‘n borgata era cosmopolita. Dopo la guera i ragazzini hanno ‘mparato a cresce’ drento a ‘sta centrifuga e a relazionasse co’ la diversità, a capì dialetti diversi, ossia a capì che nun stavano da soli, che dovevano confrontasse, scambiasse esperienze, ascoltà storie che venivano da lontano. Patrimonio de culture, Roma, città polifonica ha ‘ncominciato ad esselo a partì da la periferia, da allora. Vojo dì che questo è successo ben prima che er fenomeno de la dimensione multietnica de ‘sta città se presentasse così come oggi lo conoscemo. Tutti a Roma so’ arrivati come stranieri e tutti so’ stati accorti come romani perché Roma ha sempre accorto tutti. È la vocazione de ‘sta città. Ne la sua bellezza Roma riesce ad esse’ ruffiana e anche bastarda ma da sempre ha saputo offrì, a chiunque ce n’ha avuto bisogno, quella carezza che je mancata artrove. Tutti uguali, tutti differenti. Tutti italiani ma ognuno veniva da un artrove che nun era Centocelle. Persino quanno parlavi de radici co’ i vecchi, quelli che ce stavano da sempre, ad un certo punto usciva immancabilmente fori er nome de un quarche paese. Tra le rughe de quei vecchi se poteva legge’ l’antica laboriosità dei luoghi de provenienza, quella laboriosità ora abbandonata pe’ mezzo sigaro toscano, un muretto ‘ndove annasse a sedè in quelle ore che nun passano mai ed un bastone pe’ accompagnà un andà stanco e strascinato. C’è sempre un paesetto ne la storia de ognuno. A Roma, in centro così come in periferia, sui colli storici così come ‘n borgata, giri ‘n angolo e te ritrovi su de ‘n artro parcoscenico, cambiano le scene e i protagonisti, cambia l’architettura de l’abitato e cambiano i modi de parlà. A Roma ogn’angolo è paese, Roma è ‘n insieme de tanti piccoli paesi. Un paese più ‘n paese, poi un paese più piccolo e poi ‘n artro paese e così all’infinito. Ecco perché Centocelle è un paese. Perché è Roma. (da “La guerra di Paolo”, inedito)

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Centoc'è ha condiviso il post di Virginia Raggi.

Dopo decenni finalmente regolamentiamo a Roma il settore dei centri di autodemolizione e rottamazione. Abbiamo chiesto loro di rispettare tutte le norme ambientali, archeologiche, paesaggistiche e di sicurezza. In questi anni ne abbiamo chiusi circa 60 irregolari, gli ultimi giovedì scorso. La legalità per noi è al primo posto. E proseguiremo su questa strada: chi non rispetta la legge è out. Per il rinnovo delle autorizzazioni, abbiamo chiesto ai 72 autodemolitori che operano a Roma di presentare progetti che dimostrassero la possibilità di continuare a lavorare nel pieno rispetto delle norme. I progetti dovevano essere presentati entro lo scorso 12 aprile. Subito dopo è stato avviato l’iter per la valutazione delle proposte. Alle ditte che non avevano presentato i loro progetti entro la data di scadenza ma che li hanno consegnati in tempi ragionevoli è stato consentito di rientrare nei termini, per dare a tutti la possibilità di mettersi in regola. Giovedì scorso è stata ordinata la chiusura di 17 autodemolitori attivi nel parco di Centocelle in quanto i vincoli archeologici e paesaggistici previsti sull’area non consentono alcun adeguamento ambientale. Un ulteriore impianto è stato chiuso in quanto sequestrato da Carabinieri Forestali e Polizia di Stato per gravissimi illeciti. Mai nessuno lo aveva fatto prima. Negli ultimi 20 anni gli autodemolitori hanno ottenuto proroghe infinite di autorizzazioni rilasciate in quadro burocratico complesso e a volte confuso. Basti pensare che la Regione Lazio, con una legge regionale del 1998, ha delegato le sue competenze al Comune di Roma per la demolizione e alla Provincia per la rottamazione. L’ultima delle numerose circolari emanate dalla Regione per chiarire competenze e procedure è del 2016. Nessuna della amministrazioni capitoline, provinciali e regionali che si sono succedute in due decenni è riuscita a mettere ordine in questa vicenda. Il nostro obiettivo è quello di ristabilire la legalità garantendo un futuro a questo settore insieme al corretto adempimento degli obblighi ambientali. Vogliamo farlo nell’interesse della città e dei cittadini ma anche di quegli operatori che lavorano nel rispetto della legge e che vogliono investire in una filiera virtuosa del recupero di materiali preziosi ricavati dallo smontaggio delle vetture a fine vita. Nessuno può sottrarsi al rispetto della legge. Salute dei cittadini e tutela dell’ambiente non possono essere ancora oggetto di deroghe e proroghe.

Centoc'è

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